Captain America: The Winter Soldier

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Mentre siete tutti lì intenti a scrivere di Gran Budapest Hotel, questo blog prosegue sulla sua linea editoriale dello “stare sul pezzo”, e vi stupisce nuovamente sfornando una recensione in super anteprima.

Sarcasmo-Sheldon

Vi dirò, volevo buttarla in caciara come al solito, consapevole che ormai il film l’avete visto e ne avete letto ovunque. E poi non dobbiamo mai prendere troppo sul serio questi blockbuster fracassoni, perché non lo fa nemmeno chi li produce. Però anche basta, faccio come la Marvel. Dico no alla battuta facile e agli eroi smargiassoni. Vai con la riflessione e quel pizzico di sofferenza interiore. Sono i tempi che cambiano ragazza e io seguo l’onda.

Quindi diamo il via alla recensione semi-seria e molto sofferta di Captain America: The Winter Soldier.

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Captain America: The First Avenger era stato il mio personale pollice verso della fase 1 di Marvel. Lo avevo trovato poco incisivo e dannatamente noioso. Un supereroe che preferiva ammazzare noi spettatori con una retorica spicciola, piuttosto che buttarsi nella mischia contro i cattivi. Sembrava quasi che regista e produttore avessero deciso a tavolino che Cap sarebbe stato l’Avenger minore, lo sfigato del gruppo. Alzi la mano chi tifava per lui?! Nessuno, lo immaginavo.

Per questo secondo capitolo i fratelli Anthony e Joe Russo insieme al team di sceneggiatori ribaltano come un calzino il personaggio e lo spogliano di quei difetti sopraelencati. Adesso Cap parla poco, ogni tanto scherza, e vive con tormento il suo adattamento in un’epoca che non gli appartiene. E’ un supereroe che pensa, sceglie e agisce, fedele solo ai suoi ideali e non alla bandiera. Indispensabile e scomodo allo stesso tempo.

Per semplificare si potrebbe dire che i Russo Bros trasformano Cap in un novello Jason Bourne. Una scheggia impazzita contro un sistema corrotto, praticamente impossibile da fermare. Steve Rogers quando vuole corre, picchia, salta e distrugge per la gioia di noi spettatori. In una girandola di scontri e intrighi l’atmosfera generale del film si fa più pesante, i toni virano verso quelli dell’Action-Thriller politico con l’inevitabile partita a scacchi per il dominio del mondo. Il tutto viene riportato su un piano narrativo e visivo più vicino alla realtà.

Scendendo nel dettaglio c’è da dire che tenere questo stile narrativo comporta inevitabili rischi. Se da una parte il ritorno del folle scenziato nazista dell’Hydra sottoforma di memoria artificiale su nastro magnetico è un tocco di gran classe, altre soluzioni appaiono stranianti e scombinate. In un clima di verosimiglianza lo scudo di Cap che vola radiocomandato è più che fastidioso, cosi come le evoluzioni in volo di Falcon, degne del miglior Iron Man. E poi c’è lui.

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Croce e delizia del film. The Winter Soldier. Un cattivo tosto, fichissimo, con un braccio meccanico e dal passato oscuro. Però delineato molto superficialmente, poco approfondito, nonostante sia perfino nel titolo non gli viene concesso lo spazio che merita. Un vero peccato, perché poteva diventare un personaggio memorabile e far volare ancora più alto questo Captain America.

Tirando le fila. Prendete un action fra i più riusciti degli ultimi anni, fategli l’upgrade al mondo Marvel, con supereroi e supertecnologia, ed ecco Captain America: The Winter Soldier. Un mix godibile, non esente da difetti, ma un film onesto che vi farà passare due ore con piacere. E per un cinecomic nel 2014 non è poco.

PS: Ah nel mezzo del solito cast c’è pure Robert Redford. Una sicurezza nonostante reciti con il pilota automatico inserito.

PSS: Avevo detto che sarebbe stata una recensione sofferta. Mica per altro l’ho scritta in treno durante un giorno di sciopero. Non so, fate voi!

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