Grand Budapest Hotel

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Vi devo confessare una cosa, roba che qualcuno forse abbandonerà questo blog. Moonrise Kingdom l’ho spento a metà. Mi annoiava tantissimo e la storia era l’apoteosi dell’inutilità, forse era la sera sbagliata per vederlo, ma di fatto l’ho stoppato e mai più ripreso. Per quel poco che ho visto (qui tenetevi forte) c’era troppo Wes Anderson e poco cinema.

Mandati via gli HardCore fan del regista mi sento più tranquillo.

Cosa penso di WES ANDERSON.

L’amore. Wes è un cineasta eccezionale, capace di delineare uno stile tanto personale e riconoscibile da suscitare parodie ma non imitazioni. In molti hanno girato un film alla Tarantino, nessuno alla WesAnderson. Perché quel mondo creato dentro ogni suo film, è figlio della suo modo di vedere e concepire il racconto e trasportarlo al cinema. L’apoteosi del regista d’autore insomma.

L’odio. Trovo irritante la maniacalità di Wes Anderson nell’amplificare di film in film gli stilemi della sua estitica personale. Consapevole della sua riconosciuta genialità, sembra quasi schiavo di uno stile che è già suo e che non ha bisogno di essere oltremodo ribadito, quasi a dimostrare di poter essere ancora più Wes Anderson del precedente.

Com’è quindi GRAND BUDAPEST HOTEL?

E’ Wes Anderson all’ennesima potenza, ma c’è anche del cinema. Un film riuscito, molto carino e piacevole. Condito da superbe prove attoriali, su tutti Ralph Fiennes e Willem Dafoe, e una storia affascinante dalle tinte orientali.

La reintrepretazione dell’Europa dell’Est alle porte del secondo conflitto mondiale, a tinte surreali color pastello, è deliziosa, anche nei momenti più tragici diventa un mondo di fantasia nel quale vorremmo vivere. All’interno di esso si muovono i fili di un piccolo intrigo fatto di eredità, quadri rubati ed effererati assassini. In questo Wes Anderson è sublime. L’ennesimo racconto illustrato che prende vita propria.

Al di là della mio personale Amore\Odio verso questo regista, oggettivamente Grand Budapest Hotel è un’opera matura e consapevole, che non vuole (come tanti dicono) parlare di Nazismo, Olocausto e guerra, ma ricordare che anche in un mondo fantastico reinterpretato esiste la tragedia.

In definitiva un film da vedere con la gli occhi illuminati di chi è ancora capace di uscire da una grigia realtà ed immergersi in un’emozione illustrata.

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