Room 237

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I documentari sul cinema sono una delle mie grandi passioni. Il mio progetto di dottorato era proprio incentrato su questo sottogenere, progetto poi andato in fumo (per fortuna aggiungerei); mi sono quindi avvicinato a questo con curiosità e senza sapere bene cosa mi aspettasse.

Il film è uscito da qualche anno, attualmente è edito da Feltrinelli nella sua collana Real Cinema.

Room-237

Shining è uno dei tanti capolavori di Kubrick, film che sinceramente ho visto appena 2 volte tanti tanti anni fa. Non posso quindi ritenermi un esperto, e francamente l’idea di sapere di più mi esaltava. Un’occasione per conoscere più a fondo quel genio maledetto di Stanley. E invece mi sono trovato davanti ad un documentario anomalo, unico nel suo genere, un fiume in piena di teorie e analisi semiotiche che passano al microscopio inquadrature, movimenti di macchina e perfomance degli attori. Il tutto a sviscerare il film nella ricerca di significati celati e intenti di un regista mai semplice nella preparazione della messinscena.

Il documentario si apre nel peggiore dei modi. Con un’affermazione talmente scandalosa da esigere vendetta.

Barry Lyndon era un film noioso di un regista annoiato.

Credo sia superfluo commentare.

Room 237 è un documentario imperfetto, impossibile da amare per intero.. Non è vero viaggio dentro Shining e la sua genesi, non racconta di Kubrick sul set, ne tanto meno approfondisce il film dando una chiave di lettura univoca. Ma raccoglie le teorie, gli studi filosofico-semiotici e alcune analisi fatte nel corso degli anni. E questo per me è stata una delusione, e contemporaneamente fonte d’interesse.

Ammetto che mi avrebbe fatto piacere sentire il parere di qualcuno che era sul set o che aveva lavorato con Kubrick al progetto, ma come recita il cartello iniziale il film non riporta alcuna dichiarazione della produzione o della fondazione che cura la storia e l’immagine del regista. Room 237 è quindi una sorta di “FanDoc”.

Prima di tirare le fila, voglio aprire una parentesi. Se guardiamo alla seconda parte della filmografia di Kubrick (dopo Lolita), Shining è sicuramente il film che a prima vista appare come il più standard. Per assurdo il meno Kubrickiano e più inquadrato nel genere. Pensando a film densi di significato come 2001 o Arancia Meccanica, oppure limpidi e forti come Full Metal Jacket, Shining rimane forse un oggetto misterioso. Almeno a prima vista. Chiusa parentesi.

Room 237 ha il grande pregio di scardinare proprio questa percezione, di mostrare Shining per quello che è. Un grande labirinto di significati che apre a molteplici chiavi di lettura. Un gioco di scatole cinesi in cui dietro ad ogni visione si nasconde una nuova inquietante e strabiliante scoperta. In questo è un documentario lodevole. Ho trovato alcune analisi veramente stimolanti ed interessanti, ma sopratutto fondate. A partire dall’emergere di quel sottotesto d’accusa verso l’olocausto e le tragedie compiute dal genere umane, così come l’analisi spaziale dell’Overlook Hotel e del misterioso Bill Watson. Un trip mentale in bilico tra la consapevolezza che un genio meticoloso quale Kubrick non poteva fare errori grossolani o puramente lasciati al caso, e quei dettagli studiati a tavolino che solo un fermo immagine può rivelarti.

Purtroppo come avrete capito, non tutto in questo documentario funziona. Alcune analisi e teorie, che vanno dalla pura immaginazione (della serie vedo quello che voglio vedere) al complottismo trito e ritrito, lasciano il tempo che trovano. Talvolta sono talmente insistite e approfondite da stancare per l’inutile battaglia che stanno portando avanti. Su tutti quella del specularità delle immagini, che avviene se sovrapponiamo le immagini del film in senso orario e contrario. Sono cose che vanno ben oltre ogni logica razionale e umana, chi minimamente ha visto girare e montare un film sa che se ciò fosse vero Kubrick non sarebbe un regista ma bensì una sorta di extraterrestre dai poteri divini.

In definitiva Room 237 è un oggetto misterioso nel panorama dei documentari sul cinema, dal risultato discontinuo, merita sicuramente una visione, sopratutto se ritenete Shining uno dei film della vostra vita.

PS: Shining è anche il soggetto della mia Locandina preferita del Lucca Film Festival. Firmata da Massimo Carnevale.

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