Godzilla di Gareth Edwards

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Questa recensione l’avevo scritta, lasciata a metà, poi ripresa, cambiata e rilasciata a metà. Nel frattempo mi sono scordato gran parte delle cose, quindi bon… ecco non è proprio la rece più affidabile del web.

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Se nel 1998 dopo aver visto Godzilla mi si fosse avvicinato un signore dicendomi:

“Fra 16 anni tornerai al cinema tutto gasato per vedere un altro film di Godzilla!”

Probabilmente gli avrei riso in faccia di brutto, tanto mi sembrava assurda la cosa. Figurarsi se poi arrivava Wolverine a dirmi che lo avevo mandato io dal futuro per salvare il mondo… (ok questo è un altro film)

Insomma Godzilla rappresenta l’incredibile capacità di Hollywood di trasformare tutto in un grande spettacolo. Che tradotto significa: l’incredibile capacità di venderci ogni roba. E a quanto pare funziona, perché è innegabile il merito di aver di nuovo portato su grande schermo un mostro dei b-movies giapponesi che poco a che fare con i nostri tempi. A tal proposito sono quasi sicuro che la riunione in Warner Bros sia andata così.

– Che diritti ci sono rimasti prima che scadano?

– C’è Godzilla capo! Un super mostro. L’ultimo film è del 1998.

– Vabbè faremo Godzilla. Ma com’era il film precedente?

– Una merda capo.

– Beh allora fare di meglio dovrebbe esser facile. Ma almeno è tornato di moda? Chessò tipo Batman…

– No capo. Non se lo fila nessuno.

– Ah… quindi come la risolviamo? 

– Il nostro history case dice che per rilanciare un franchise improbabile è meglio ingaggiare un bravo regista. Uno di quelli apprezzati. 

– Ok cercatelo. Bravo, semi esordiente, che gira veloce e che si debba sempre fare la villa con piscina. 

Ed è così che Mister Hollywood ha ingaggiato Gareth Edwards, uno che nel trailer di Godzilla ha messo la musica di 2001: Odissea Nello Spazio. Non a caso era proprio un bel trailer. Ed è così che nel 2014 siamo tornati al cinema a vedere un film su un mega mostro radioattivo.

Ma com’è il film?

Godzilla è un film sulla memoria. Nel senso che te lo dimentichi in fretta. E per parlarne devi lavorare sui tuoi ricordi e ritrovare quelle impressioni ed emozioni che furono.

La prima parte ti prende. I titoli di testa anni ’50, la tecnologia vintage, la centrale nucleare che va a puttane e un ottimo Bryan Cranston a dominare un inizio molto tirato e pieno di tensione. Edwards qui ha fatto un ottimo lavoro, dosando la trama e preparando lo spettatore all’inevitabile momento fracassone. Cioè all’arrivo del mostro, o per meglio dire dei mostri. Infatti oltre a Godzilla ci sono altri due bestie mitologiche chiamate Muto.

Il nodo del film mi è parso di capire che sia il sottile equilibrio fra il punto di vista umano e il motore dell’azione determinato dai mostri. Infatti gli umani nonostante il loro impegno sono un semplice casino di sottofondo, mentre i Godzilla & Friends sbrigano le loro questioni private. Ci sarebbe tanto da dire su come Edwards riesca a tenere in piedi un film che fa acqua da tutte le parti, portandolo a casa con grande mestiere e furbizia. A me però preme, nell’inutilità di questa recensione, parlarvi di due cose.

1- Su come il protagonista (in arte Kick Ass) sia a tutti gli effetti l’uomo sbagliato nel posto sbagliato per tipo tutta la durata del film. Quante probabilità ci sono di spostarsi per migliaia di chilometri fra il Giappone e gli USA, in almeno 5 località diverse, e puntualmente trovarsi faccia a faccia con uno dei mostri? Beh lui e il suo sceneggiatore di fiducia hanno pensato che sia possibile. E così è per gran parte del film.

2- La cosa bella di Godzilla è che ad un certo punto ti accorgi che qualcosa nel cinema americano è cambiato. Ogni film apocalittico, con l’umanità minacciata da Alieni/Mostri/Sticazzi finiva con il grande piano per salvare la terra, che consisteva in una raffinatissima strategia militare —> Bomba Nucleare in buca e tanti saluti. Qui invece tutto sembra procedere come al solito, super bomba nucleare in mezzo al Pacifico e fanculo ai mostri, poi qualcosa va storto e SPOILERONE… SPOILERONE… la bomba finisce esattamente sotto il culo di uno dei Muto, al centro della nuova nidiata a San Francisco. Qui diresti: vabbè è fatta! San Francisco la sacrifichiamo tanto figurati se ai Generali americani gliene frega qualcosa, l’importante è fare saltare tutto in aria. Giusto? E invece NO! Bomba a San Francisco non se ne parla. Il mostro magari resta lì, ma la bomba va disinnescata, non sono più gli anni ’90 che si poteva nuclearizzare e ricostruire… sono gli anni della crisi!

Gli anni della crisi creativa dico io.

PS: Purtroppo il nuovo simpatico algoritmo di Facebook mi costringe a togliere il trailer. Lo trovate QUI.

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