X-Men: Giorni di un Futuro Passato di Bryan Singer

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Premessa. Entrate in una fumetteria e guardate i vari reparti. Confrontate quello dei manga con quello dei fumetti italiani, poi confrontate quello dei fumetti italiani con quello dei supereroi. Ecco, a questo punto avrete capito che ai lettori di fumetti dei supereroi non frega un beneamato… TEX da solo vende più di tutti loro messi insieme. Quindi alla luce di questo e mille altri motivi, perché dovrebbe fregarmi qualcosa delle vostre crociate sull’aderenza fumetto-film? Ci siamo capiti.

La saga degli X-Men, incredibile a dirsi, è iniziata ben 14 anni fa. Stentavo a crederci, ho dovuto controllare su IMDB.

A mio avviso fra tutte le interminabili saghe dei supereroi al cinema questa è probabilmente la peggiore. X-Men ha potenziale narrativo, personaggio fighissimi e grandi attori a disposizione; eppure il risultato globale è tremendamente scarso. Francamente sono anni che spero in un vero riavvio della serie, e per vero riavvio intendo: nuovo wolverine e niente collegamenti con gli altri film precedenti.

E alla luce di quanto detto, com’è X-Men Giorni di un Futuro Passato?

Intanto diciamo fin da subito che questo è il progetto Avengers di casa Fox. La grande ammucchiata per il grande incasso. Dove i protagonisti della prima trilogia + Wolverine + i protagonisti della nuova saga, avrebbero trovato spazio in un unico grandissimo blockbuster. Al timone della regia capitan Bryan Singer. Uno che l’ultimo (e l’unico probabilmente) film bello lo ha girato nel 1995. Mister “lo porto a casa senza infamia e senza lode” ha mantenuto fede alla sua missione realizzando un film che è: carino ma nulla di eccezionale.

Che poi carino nel panorama degli X-Men è già di per se una vetta. Il miglior film della saga insieme a X-Men 2.

X-Men: Giorni di un Futuro Passato mette in mostra i muscoli in alcune scene veramente ben costruite e con effetti speciali da urlo, salvo poi sgonfiarsi una volta finita la cura di steroidi digitali quando i personaggi si trovano a portare avanti la trama senza menar le mani, ma con i dialoghi. Il film è pieno di passaggi forzati, momenti WTF, personaggi marionetta, e noiosissimi spiegoni, cercando a tutti i costi un tono drammatico e semi-realistico che sarebbe stato meglio evitare fin da subito. Ma sopratutto è così difficile capire la regola basilare di ogni film d’azione fantastico?

Contro un grande Supereroe ci vuole un grande cattivo.

Contro un’ammucchiata di Supereroi ci vuole un super cattivo della madonna.

E invece in questo X-Men più che in altri film, il cattivo è una macchietta, Bolivar Trask con il suo inverosimile impero iper-tecnologico nel pieno degli anni 70, è messo lì a odiare i mutanti senza la minima spiegazione. Un personaggio totalmente buttato via, che nelle mani di Peter Dinklage poteva diventare memorabile e non il punto debole del film.

Ora potremmo aprire capitoli su capitoli, e parlare per ore di tutte le cose che non mi sono piaciute e che erano maledettamente fuori posto, o abbia trovato fastidiose nelle loro superficialità; però rischierei di offuscare quanto di buono c’è in questo marasma di problemi. Alcuni momenti come l’attacco delle Sentinelle nel futuro, o Magneto beniamino dello stadio sono divertenti e veramente emozionanti. Poi menzione a parte la merita lui.

Quicksilver è la vera rivelazione del film, un personaggio figherrimo che si mangia letteralmente il film per almeno 15 minuti. La sua irruzione al Pentagono è una delle cose miglior viste nei cinecomics degli ultimi anni. Per non parlare, nello specifico, della scena da applausi nella cucina sulle note di Time in a Bottle by Jim Croce.

Il mio consiglio in definitiva è di andarlo a vedere se siete fan della serie, però con le dovute aspettative ed evitando inutili entusiasmi. Non siamo di fronte al miglior film di supereroi e purtroppo ci toccherà pure X-Men: Apocalypse firmato ancora una volta dal vostro (non mio) Bryan Singer.

QUI il trailer.

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