Gomorra – La Serie

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E’ n’ommemerda e adaccidelo

Se sto co’ te, sicur pozz fa

Isso apassaa’mano

I mene futt a du sta, adapiglià

Siete pregati di premere I per i sottotitoli in italiano.

Il primo e l’unico scoglio di questa serie è rappresentato dal dialetto napoletano stretto, già presente nel film, e per chi come me non lo mastica con facilità, l’impatto è scoraggiante. Nella prima puntata avevo le stesse difficoltà  riscontrate con l’inglese parlato. Poi forse un po’ l’abitudine, forse gli attori che cercano di contenere l’inflessione, nel procedere degli episodi diventa tutto più accessibile.

Gomorra – La Serie è prodotta da Fandango e Cattleya per Sky con la supervisione artistica di Stefano Sollima. Il team produttivo del film insieme a quello di Romanzo Criminale – La Serie. Quel Gomorra di Matteo Garrone è stato uno dei migliori film italiani degli ultimi 20 anni e ripercorreva il libro nei suoi snodi principali attraverso storie collaterali che narravano tutti gli interessi dei clan. Qui invece dell’opera di Saviano rimane poco,  oltre al titolo e la consueta ambientazione, si punta decisi su una narrazione forte basata su un manipolo di personaggi e la loro lenta evoluzione nel corso degli episodi.

Al centro della trama la famiglia Savastano squassata dalle lotte  intestine e la guerra con il clan rivale di Salvatore Conte. In palio il comando di un territorio gigantesco fatto di persone, costruzioni e consumo di droga. Non saranno morti innocenti, famiglie rovinate o le indagini della polizia a fermare i protagonisti di Gomorra, perché come dice Zecchinetta: qui l’unico comandamento da rispettare è il denaro.

Gomorra – La Serie è un prodotto che nella tristezza generale della serialità italiana è qualcosa di sconvolgente. Ogni singolo aspetto è distante da quella Fiction-TV spazzatura che infesta i nostri canali da generazioni, e si avvicina alla qualità statunitense che tanto osanniamo.  E per questo voglio analizzarli uno per uno.

Regia. I primi episodi diretti da Sollima sono sporchi, reali, dipingono una periferia napoletana da girone infernale. Un incubo urbano che sembra trascendere la realtà. Il tono si avvicina a quello del film. Mentre gli episodi finali di Cupellini si concentrano sul ritmo e sui personaggi, forse sono di minor pregio, però ben si adattano alla svolta thrilling della storia. Menzione d’onore alla scelta di affidare a Francesca Comencini i due episodi su donna Imma, che riesce a dare un tono completamente diverso al corso dell’intera serie.

Sceneggiatura. Fra la lode e il cartellino giallo. Innegabile il grande lavoro per narrare una trama che non sia mero reportage, ma riesca ad appassionare. I personaggi sono degli antieroi sporchi, fastidiosi, immorali. Dei veri cattivi, a cui auguri la prigione, e non gangster a cui ispirarsi (com’erano Freddo, Dandi e Libanese). In tutto questo talvolta, sopratutto nel finale, si ricorre ad espedienti tipici del cinema USA per generare hype e seguito. Ma è giusto così.

Attori. Un cast inaspettato ma di eccezionale bravura. A Salvatore Esposito va la mia menzione speciale, la serie si reggeva sulla trasformazione di Genny Savastano e a lui il merito di averla resa epica e credibile.

Fotografia. Forse la cosa che ho apprezzato in assoluto di più. Se a prima vista devi dire se una serie è italiana o americana, ti basta guardare un fotogramma. E come Boris insegna, nella Fiction nostrana quando c’è da illuminare la scena non si va per il sottile. Questa invece è satura, bilanciata nei suoi chiaroscuri ma sopratutto è fredda; nonostante sia Napoli sembra una capitale del Nord inospitale. E quindi quell’incubo urbano che trascende la realtà.

Musiche. Il tema principale che chiude ogni episodio è tanto particolare quanto riuscito. Belle anche il resto delle musiche strumentali. Mentre sulle canzoni rap e pop melodico di stampo napoletano che accompagnano quasi tutte le scorribande dei criminali, mah… danno un colore e un tono, però nella loro totale incomprensione di quello che dicono per me sono state una serie di parole straniere di sottofondo, non mi prende la fotta e non mi aiutano a delineare l’atteggiamento dei protagonisti.

Vedete Gomorra – La Serie che non ha niente da invidiare ai serial osannati di HBO.

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Un pensiero riguardo “Gomorra – La Serie

    […] Dai su.  L’omicidio di Peter Russo è inverosimile. Frank Underwood è Machiavelli, non Genny Savastano. Fa quello che fa con una pletora di testimoni (tipo mezzo dipartimento di Polizia) e una serie […]

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