Big Eyes di Tim Burton

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Il primo post dell’anno doveva essere un altro, ma per il momento giace lì in attesa di essere resuscitato, quindi prendetevi un parere sull’ultimo film di Tim Burton.

Big-Eyes-poster

Tim Burton torna al cinema con la storia di un’incredibile frode artistica a cavallo fra gli anni cinquanta e sessanta. Quando il presunto artista Walter Keane ottenne successo e gloria con i quadri dipinti in realtà dalla moglie Margaret. Quadri raffiguranti bambini caratterizzati dagli occhi enormi.

Aperta parentesi. Una vicenda di cui francamente ignoravo l’esistenza e che in prima battuta mi porta a riflettere su come alcune mode o successi artistici talvolta non riescano a superare l’esame del tempo. O forse vengano volutamente oscurate dall’establishment dei critici e storici dell’arte, e quindi parzialmente dimenticate. Certo io non sono un esperto del settore eppure non posso che notare la totale assenza di una pagina Wikipedia italiana di Margaret D.H. Keane, così come una certa influenza su tutto quel movimento denominato Pop Surrealism. Chiusa parentesi.

Big Eyes narra di un eclatante furto di proprietà intellettuale. Di come talvolta un bel sorriso, una parlantina spedita e una buona dose di “faccia di culo” riescano a oscurare la verità e i veri meriti. In un mondo sempre più pieno di Walter Keane, furbi venditori pronti a cogliere le opportunità che gli si presentano davanti e far proprie tutte quelle opere o idee altrui ancora sconosciute. Persone generalmente prive di orgoglio capaci di mettere il successo personale avanti a tutto, talvolta perfino alla verità. E per ogni Walter Keane che si rispetti c’è sempre una Margaret. Una persona timida, introversa, che vede e pensa quello che gli altri possono percepire solo di sfuggita, e purtroppo inadeguata a vendere al mondo la sua creatività. Big Eyes ha quindi il grande pregio di raccontare una storia di per sé unica, ma sempre attuale che si perpetra ogni giorno ai danni di qualcuno. (qualcuno a cui va tutta la mia solidarietà)

Andando, invece, oltre la curiosità per i fatti veramente avvenuti ed un tema che ha suscitato in me particolare interesse, devo constatare che purtroppo il film non arriva alla sufficienza. Il lavoro di Tim Burton dietro la macchina da presa si fa sentire, e per l’ennesima volta da 15 anni a questa parte, sembra essere un malus più che un valore aggiunto ad uno soggetto che forse meritava maggior gloria.

Qualcuno mi contesterà di essere un haters dello scapigliato regista americano, eppure vi confesso che ero pronto a ricredermi. L’ho già fatto per David Fincher e non ho paura di dirlo due volte. Con Big Eyes ero sicuro di trovarmi di fronte ad un nuovo Big Fish, non tanto per il titolo simile, ma perché pensavo che Burton potesse rinascere  con un film  lontano dagli stilemi che l’hanno reso famoso e che ormai sembrava scimmiottare ad ogni pellicola. Purtroppo così non è.

Big Eyes è a tratti noioso e procede con vistosi cali di ritmo verso un epilogo che per quanto scontato poteva essere più emozionante. Tutta la parte centrale è ripetitiva e stancante, dove non si fa altro che mostrare più e più volte il dramma di Margaret costretta a dipingere segretamente mentre Walter si prende tutta la fama. C’è un accumulo di scene tutte uguali e francamente inutili se non per fare minutaggio. Per non parlare della voce off che apre il film e poi sparisce per gran parte, Perché? Che motivo ha un narratore che dice 4 frasi in croce? Tra l’altro inutili anch’esse ai fini narrativi.

Infine il problema principale, quello che ti fa capire quanto Tim Burton abbia perso il polso della regia. L’interpretazioni di Amy Adams e Christopher Waltz sono completamente sfasate e abbandonate a loro stesse. Non c’è feeling fra i due, ognuno da vita ad un personaggio che funziona sulla carta ma non sul grande schermo. Entrambi eccessivi nell’accentuare il carattere speculare dei due protagonisti finiscono per essere semplici macchiette ben lontane dall’incarnare i Walter e Margaret che dovevano essere.

D’ora in poi alla voce “occasione sprecata” trovate: Big Eyes di Tim Burton. Vedere per credere.

E sia chiaro che io adoro Amy Adams. 

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