Il Ragazzo Invisibile di Gabriele Salvatores

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Gabriele Salvatores cerca la via del genere, e si cimenta con il più difficile, quello che attualmente è il marchio di fabbrica dell’onnipotente cinema americano e loro territorio esclusivo: il film di supereroi. Di sicuro al regista premio Oscar per Mediterraneo non manca il coraggio, e il suo The Invisble Boy merita un applauso, a prescindere da risultato, solo per aver intrapreso un progetto tanto complesso e diverso dall’intera cinematografia italiana.

Il Ragazzo Invisibile è un film dalle tante anime che cercano di convivere dentro un’unica storia e che inevitabilmente finiscono per scontrarsi, sopratutto nelle aspettative del pubblico. A mio avviso ci sono due modi cardine di affrontarlo e giudicarlo.

1. Un film di Supereroi

Se andiamo a inserire Il Ragazzo Invisibile nello stesso campionato dei cinecomics Marvel e DC, il paragone diventa francamente imbarazzante. Budget, effetti speciali, perizia tecnica, confezionamento del prodotto, estetica e appeal del franchise di un qualsiasi blockbuster USA è di un altro pianeta. Da qualunque lato lo si guardi non c’è confronto. Il Ragazzo Invisibile mette in luce tutte le lacune di un cinema italiano che prova a sconfinare in un genere che non gli appartiene e sparisce di fronte ad una qualsiasi cinecomics. In questo il film di Gabriele Salvatores toppa miseramente. Il suo supereroe non riesce a competere con i grandi, rilegando questo esperimento di genere appunto ad un esperimento

2. Un film di Supereroi italiano di Gabriele Salvatores

Non troverete un novello Superman, o un eroe oscuro come Batman, o un giovane e divertente Tony Stark. Non troverete niente di quello che cercate di fantasiosi ed irruenti film americani. Il Ragazzo Invisibile è figlio di una visione calibrata, meno fumettosa e più metaforica, più…. italiana. Pur attingendo a piene mani da un immaginario moderno e scontato (vedi emulo del batsegnale), Gabriele Salvatores sceglie un’estetica meno marcata e più autoriale. Una fotografia fredda, una location inusuale come Trieste ed un tema “l’inizio dell’adolescenza” poco fantastico. Pur condividendo uno script simile alla genesi di SpiderMan, la consapevolezza e i desideri di Michele Silenzi (Ludovico Girardello) anche una volta acquisiti i superpoteri rimangono quelle di un ragazzino di 13 anni in una fase problematica della propria vita. In questo non voglio dire che sia ridotta la componente fantastica, anzi con il procedere del film vedrete lo scenario allargarsi, e come ogni film del genere, moltiplicarsi le persone dotate di poteri. Qui Salvatores riesce miracolosamente a far convivere i due mondi che si scontrano e generare empatia verso lo spettatore. Dopo un inizio zoppicante vi ritroverete coinvolti in una narrazione forte che riesce a far presa grazie proprio alle sue particolarità e l’aderenza a quell’immaginario reale e familiare al quale siamo abituati dal nostro cinema.

Come avrete capito per me la chiave per vedere Il Ragazzo Invisibile è la seconda, e non senza sorpresa viste le premesse mi ritrovo a consigliarvi questo film. Non sarà un capolavoro, ed è sicuramente pieno di difetti, però la mia è stata una visione piacevole e a tratti divertita.

Complimenti a tutti.

PS: ne voglio ancora.

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