American Sniper di Clint Eastwood

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Dopo un lunghissimo e complesso calcolo matematico riassumibile in: l’ha visto un botto di gente. Mi è parso inutile evitare gli spoiler.

Il NavySeal Chris Kyle con 160 vittime accertate è considerato il cecchino più letale nella storia dell’esercito statunitense.

Ora va da se che con questa premessa non andrete a vedere un film su Gandhi. Se poi ci mettiamo che il regista è Clint Eastwood, uno che al cinema ne ha stesi altrettanti, francamente non riesco a spiegarmi lo scandalo morale di chi lo ha visto.

Clint è un repubblicano convinto che crede in Dio e nella bandiera a stelle e strisce. Ma è anche un regista della madonna, uno dei pochi ancora in giro ad incarnare il fuoco del cinema classico americano; capace di dar vita a storie profonde ricche di umanità nonostante personaggi sfaccettati al pari di un blocco di granito. Stavolta alle prese con la biografia di un uomo chiamato “Leggenda”, tornato dalla guerra con tutti gli onori e tutti gli attributi nonostante le numerose battaglie, ucciso poi malamente da un reduce che soffriva come lui di stress post-tramautico e infine sepolto come un Eroe. Era una buona storia? SI. Era un film facile? NO. American Sniper è un film che ti può rovinare la carriera. Prima di lui lo script era stato affidato David O. Russel e Steven Spielberg, salvo poi abbandonare uno dietro l’altro. Invece Clint, che la carriera ormai non gliela rovina manco Matt Damon che mangia pasta Garofalo (Hereafter), lo prende, lo gira e ne tira fuori un bel film come solo lui sa fare.

Si ragazzi, American Sniper è bello. Certo non un capolavoro e sicuramente non al pari dei suoi migliori; ma uno di quei film ben fatti, dove esci dalla sala con mille pensieri, magari pure un po’ incazzato, però contento di aver respirato emozioni, tensioni e paure per 2 ore.

Se siete di quelle persone incapaci di vedere su grande schermo persone che la pensano diversamente, e nello specifico i film di guerra vanno bene solo quando i soldati americani tornano a casa stile Tom Cruise in Nato il 4 Luglio, American Sniper non fa per voi. Lasciate perdere. Chris Kyle era un Texano che andava in guerra per combattere il male con una croce tatuata sul braccio. Un moderno crociato con gli stivali da cowboy. Ecco non proprio l’uomo modello a cui aspirare.

Clint Eastwood in questo fa un lavoro lodevole. Il suo protagonista viene epurato dai lati più negativi e superflui al fine della storia che vuole raccontare, ma al contempo non lo dipinge come un moderno Leonida, un supereroe invincibile tutto onore e patria che lotta contro i cattivi. Le sfaccettature e contraddizioni di quest’uomo sono inserite nelle pieghe narrative, ben armonizzate con l’incedere di battaglie e momenti in famiglia, senza calcare la mano o inserire noiosissimi spiegoni inutili. Certo poi il film finisce con le riprese reali del lungo corteo funebre con tanto di gente in strada con la bandiera americana in mano, ma oh è la storia, c’è pure il video su youtube…

Venendo al lato prettamente tecnico. Le scene di guerra sono ben girate e realistiche. L’inquadratura degli obiettivi nel mirino sono oppressive quasi come se fossimo noi a dover tirare il grilletto. Il comparto audio è qualcosa di incredibile, assume una valenza pari alle immagini in determinati momenti. Mentre la scena in assoluto più riuscita è sicuramente quella della tempesta di sabbia, che chiude in maniera grandiosa la parentesi irachena del protagonista. D’altro canto ci sono alcuni difetti impossibili da sorvolare. In primis la figura del fratello che ad una certa sparisce completamente dalla storia, in seconda battuta la caratterizzazione del cecchino Mustafa, quasi una macchietta messo lì a fare il contraltare di Chris Kyle, vittima poi di quest’ultimo in una delle scene più brutte del film.

Chiudo dicendo che al di là di ogni giudizio o merito, di una cosa si può gioire. American Sniper è ad ora il miglior incasso italiano della stagione. Lode a te eterno Clint.

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