Humanandroid di Neill Blomkamp

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Quando in città il crimine è ormai fuori controllo, rimangono solo due possibilità: Batman o Robocop. A Johannesburg nel 2016 Bruce Wayne non era disponibile.

Dopo il sorprendente District 9, e il fallimentare Elysium, Neill Blomkamp persiste sul terreno della fantascienza sociale. Come nel suo primo film, futuro e contemporaneo si mischiano perfettamente sullo sfondo della degradata metropoli Sudafricana dove la polizia ha risolto tutti i problemi adottando fra le proprie fila Robot tecnologicamente avanzati denominati Scout.

L’inizio è stupefacente. Gran senso del ritmo, immagini suggestive e scene d’azione ben girate. Nei primi 10 minuti si è catapultati letteralmente dentro la storia con l’hype a mille. Poi vedi Dev Patel nei panni dell’inventore, Hugh Jackman con i capelli da pirla, e Sigourney Weaver che recita da schifo. Lì iniziano i dubbi ma un po’ ci speri. Dubbi che si dissolvono come gelato ai Caraibi quando la storia assume i contorni della barzelletta e scopri che quei due tamarri dei Die Antwoord non sono propriamente figure di secondo piano.

Quindi è tutto da buttare?

No. Perché c’è quel tenerone di Chappie. Se il film sta in piedi e passa tutto sommato piacevolmente è solo merito del suo protagonista. Blomkamp compie un mezzo miracolo, causa anche la mediocrità del resto del cast, rendendo un rozzo robot senza espressioni facciali l’elemento più commovente del film. La sua ingenuità contrapposte alla cattiveria del mondo circostante creano inevitabilmente con lo spettatore un “cortocircuito” emozionale che lo porta ad identificarsi con il personaggio meno umano.

A conti fatti Humanandroid è un film di alti e bassi. Meglio di Elysium peggio di District 9. Blomkamp si dimostra autore con uno stile unico dal forte impatto visivo, ma in perenne difficoltà a coniugare la sua idea di fantascienza impegnata con il cinema spettacolare di Hollywood.

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Un pensiero riguardo “Humanandroid di Neill Blomkamp

    […] robot fatto in digitale, non è un attore. Però solo una settimana fa stavamo parlando di come il Chappie di Blomkamp fosse incredibilmente reale, quindi qualcosa di più si poteva/doveva […]

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