Spectre di Sam Mendes

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Gli effetti di Spectre sulla gente? Tipo spendere un capitale in vestiti. Io l’ho fatto, ma sono ancora lontano dal sex-appeal di Bond. Un amico invece si è dedicato alla Vodka Belvedere, ha sempre il fascino inespresso del fruttivendolo, ma ha speso meno ed è un sacco sbronzo felice. Seguite le sue orme.

Il quarto Bond dell’era Daniel Craig, forse l’ultimo, sicuramente il più atteso dopo il successo planetario di Skyfall. Quello che sembrava un franchise in declino tra le sapienti mani di Sam Mendes è diventato più forte che mai, capace di concorrere con supereroi e saghe fantasy, varcando i limiti generazionali degli appassionati e conquistare nuove fette di pubblico. Adesso siamo tutti un po’ bondiani.

Casino Royale raccontava le origini. La prima missione di 007 e il primo vero amore. Quantum of Solace faceva abbastanza schifo nella sua inutilità. Skyfall metteva i tasselli per il personaggio che tutti conosciamo. Spectre il classicone che non ti aspetti, il James Bond moderno in linea diretta con il mito.

Sam Mendes si conferma regista di rara bravura, capace di mettere al servizio di una produzione imponente il suo piglio autoriale. Spectre non è uno Skyfall più grosso, com’era del resto lecito aspettarsi. Difficile dire se sia migliore, sicuramente diverso. Vedere Daniel Craig muoversi con stile, ammaliare le donne anche per semplice diletto o necessità, sparare con calma ineguagliabile, e uscire da ogni missione vivo e sempre elegantissimo è un piacere per gli occhi. Se poi ci mettiamo pure un sacco di esplosioni giganti e inseguimenti da urlo, non possiamo che uscire dal cinema contenti e gasati al punto giusto.

Se proprio vogliamo scavare a fondo e guardare il film nella sua interezza, non si può tralasciare alcune pecche evidenti. Il grandioso opening a Città del Messico, è rovinato dall’epilogo in elicottero sconclusionato e con effetti digitali vistosi troppo finti. La parte a Roma che sembrava promettere fuoco e fiamme è meno incisiva del previsto, l’inseguimento è moscio, non c’è mai adrenalina e l’esito è fin da subito scontato. In generale ci sono troppi cambi di location, alcune funzionano da Dio (Austria) altre appunto meno. Anche la storia vive di alti e bassi, alcuni passaggi logici sono un po’ tirati là, in primis il collegamento personale fra il cattivo e 007, uguale si potrebbe dire per il coinvolgimento della gnocca principale che pare essere presente per mero pretesto più che per necessità.

In definitiva Spectre è un film perfetto se collocato all’interno della saga e visto con gli occhi di un appassionato, ottimo nel suo ridefinire la figura mitica dell’agente segreto più famoso della storia del cinema senza farlo apparire vintage o démodé. E’ invece meno adatto, o forse solo meno esaltante, a chi è in cerca di un action ultramoderno e frenetico con una storia capace di rapirti per due ore.

PS: la title track l’ho trovata pessima.

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Un pensiero riguardo “Spectre di Sam Mendes

    lapinsu ha detto:
    19 novembre 2015 alle 15:06

    Pur restando un film godibile e sufficiente, secondo me il problema principale di Spectre è stata l’aver abbandonato l’umanizzazione del personaggio intrapresa nei precedenti 3 film a favore di un ritorno all’origine del Bond canonizzato da Sean Connery.
    Ne ho scritto nel mio blog: magari può interessarti 🙂 https://lapinsu.wordpress.com/2015/11/17/spectre/

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