Su Orson Welles

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Doveva essere una recensione del documentario “Il Mago – L’Incredibile Vita di Orson Welles” ma è diventato altro.

Brevemente sul documentario. Il film di Chuck Workman è veramente ben fatto, piacevole da vedere ed interessante nel suo raccontare la vita di Orson Welles senza un narratore, ma solo con il montaggio d’interviste e pezzi di film. Una sorta di biografia composta da più voci. Non approfondisce e non aggiunge niente di nuovo, ma è una goduria sentir parlare Orson, registi famosi e tutte le persone della sua vita. Alla fine ne vorrete di più. 

Ecco, io non sono quello che colmerà la vostra voglia di sapere.

Non conosco la sua opera da poterne sviscerare ogni dettaglio, e non ho la competenza per dare una esaustiva interpretazione del suo genio cinematografico. Posso solo dire quello che per me è innegabile: Welles sta al cinema come Mozart sta alla musica.

Qualcuno, non ricordo chi, mi disse che i grandi registi si dividono in due tipologie: gli esperti e i geni. I primi dotati di una grande conoscenza del mezzo cinematografico, capaci di padroneggiare la materia filmica come pochi. I secondi dotati di pura creatività artistica applicata al cinema. Ecco Orson Welles è forse il genio fra geni. Un regista unico ed incredibile.

Se dell’osannato e contemporaneo Tarantino ricordiamo il suo folgorante esordio a soli 29 anni con Le Iene, ai pochi che non lo sapessero è bene ricordare che Orson Welles il suo primo film l’ha girato a 25. Non un capolavoro “qualsiasi”, ma quello che è unanimemente riconosciuto come uno dei migliori della storia del cinema. Quarto Potere.

Il peggior errore che si possa fare è vedere Quarto Potere senza cognizione di causa. E io l’ho fatto. A 17 anni noleggiai spavaldamente quella videocassetta con il piglio dell’intenditore (ah beata giovinezza). Lessi in una classifica che era il numero 1 e volevo capire. Beh, non lo capii. Non la storia, relativamente semplice da seguire per uno nato negli anni ’80, ma la sua importanza e la sua carica rivoluzionaria. Quarto Potere aveva cambiato la storia del cinema, aveva ispirato generazioni di registi ed era lodato dai critici di tutto il mondo, e io non ne capivo il motivo. Fu una sconfitta, lo ammetto. Qualche anno dopo all’Università grazie ai libri e una maggiore applicazione alla materia ne vidi finalmente l’importanza.

– Importanza che mi pare superfluo stare qui a spiegare quando vi basta usare google – 

Come me, più di me, nel 1941 in pochi apprezzarono il film. Ancora meno furono quelli che vedendolo videro l’infrangersi di tutti gli schemi della Hollywood classica e quello che poteva essere il cinema del futuro. Movimenti di macchina, primi piani insistiti, profondità di campo, riprese dal basso, dall’alto, soluzioni di montaggio, flashback, flashforward… di tutto. Avevano dato piena libertà a Orson Welles, e lui se l’era presa tutta, l’unica volta nella sua vita (anche se ancora non lo sapeva), e l’aveva sfruttata nel migliore dei modi. Un enfant prodige del teatro esordiva al cinema con quello che sarà uno dei più grandi capolavori della settima arte.

Welles era nato nel 1915 ma la sua opera era avanti al suo tempo, impossibile da apprezzare in un’epoca e in una nazione in cui i film erano mero intrattenimento commerciale, non erano arte e non avevano il diritto di considerarsi tali. Doveva portare soldi, e non gloria ai posteri. Lui ebbe l’ardire di sfidare il sistema, sacrificare di fatto la sua carriera, ma influenzò tutti i registi avvenire.

Quello che mi ha sempre affascinato della vita dell’ Orson Welles regista è quel SE implicito della sua filmografia: se Quarto Potere fosse diventato un successo commerciale, cosa sarebbe successo alla sua carriera? Che film avrebbe realizzato?

Difficile dirlo. Fatto sta, come sottolinea anche il documentario, che talvolta è proprio l’uomo dotato del maggior intelletto a subire la tirannia dei più stupidi. Osteggiato e sabotato indelebilmente dall’establishment hollywoodiano (quella de L’Orgoglio degli Amberson è una bastardata unica), la sua libertà espressiva trovò lidi più pacifici ma purtroppo dannatamente poveri. E proprio come Mozart, abbandonata la fama dell’enfant prodige e allontanato dalla ricchezza dei palazzi dorati, si ritrovò ad esprimere la sua arte in palcoscenici di secondo piano.

E’ impressionate vedere una filmografia così piena di film incompiuti, rimaneggiati e perfino montati da altri dopo la morte del regista. Fa un certo effetto sapere che L’Infernale Quinlan che ho visto ed amato, non è quello uscito all’epoca e non è nemmeno una versione approvata da Welles stesso, ma di fatto un capolavoro apocrifo rimontato con quanta più cura filologica nella speranza di ripristinare le intenzioni del regista. Guardando a questo esempio e altri è come se la sua filmografia sia solo una parte del suo estro creativo, un riflesso e al contempo un’illusione di quello che voleva e poteva realizzare.

Un mago come appunto lo titola Chuck Workman nel suo documentario, e forse questo è il motivo per cui vogliamo saperne di più e abbiamo necessità di riscoprire interviste ed aneddoti, con la speranza di avvicinarci al suo genio e l’arte da lui espressa.

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