Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti

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Mo’ tutti a parlarne su facebook, tutti a tirarsela alle anteprime, a fare citazioni e postare video. Ma voi amici miei, dov’eravate la sera del 30 ottobre 2015?

Ve lo dico io. Non eravate a Lucca Comics& Games, non eravate al cinema Astra per la super anteprima di Lo Chiamavano Jeeg Robot con il regista e Claudio Santamaria in sala.

Lo so perché mi aspettavo le bottigliate dalla folla urlante che non era riuscita a entrare. Invece qualche posto c’era. Potevate uscire e dire prima di tutti che il film era una gran figata, e invece avete preferito bere il Gin Tonic.

jeeg

Lo Chiamavano Jeeg Robot è piaciuto praticamente a tutti, ed è giusto così, perché è un’iniezione di adrenalina nello stantio cinema italiano. Gabriele Mainetti firma un instant cult che tutta Europa ci dovrebbe invidiare. Un supereroe de no’altri, e un Joker de’ Borgata (cit.) per un CineComics all’ombra del Colosseo. Il genere principe dell’odierna Hollywood filtrato e rimescolato all’Italiana, come negli anni ’70 si faceva con il Poliziottesco e lo Spaghetti Western.

Imperfetto, slabbrato, sporco, ma bellissimo. Un film che sprizza vitalità da ogni singola inquadratura, che vive di una grande sceneggiatura, una regia intraprendente e sicura, e un tris di attori bravissimi, a tratti indimenticabili.

Difficile aggiungere quanto già scritto e detto, le lodi si sprecano, gli incassi meno, quindi facciamola breve: fatevi del bene andate al cinema. Non ve ne pentirete.

Permettetemi però due righe in più, forse scontate, ma fatelo dire anche a me.

Tante le cose belle del film, ma quella che più colpisce è la perfetta dicotomia fra i due protagonisti. Dimesso, triste, introverso, silenzioso Claudio Santamaria. La sua è una recitazione a togliere, lui che “può diventare Jeeg” è un supereroe che non vuole i riflettori addosso, che se ne frega e che i poteri manco li desiderava. Inaspettatamente romantico e innamorato, dal “cuore e acciaio” per forza di cose, capace di “salvare il futuro dell’umanità” senza volerlo. Non sarà però lui a scatenare il nostro hype, bensì il suo fondamentale alterego.

Lo Zingaro. Debordante, esagerato, imprevedibile. Il cattivo impersonato da Marinelli vuole il palcoscenico, vuole i superpoteri, vuole i like, vuole essere la stella. E come prima di lui il Joker di Batman, si mangia il film. Il suo essere oltre le righe in ogni sua apparizione e battuta, lo rende un antagonista magnetico e affascinante, perfetto nel contrapporsi all’eroe buono.Sarà lui a farvi uscire dal cinema gasati con le canzoni della Oxa e della Bertè in testa, saranno sue le clip da condividere sui social. Impossibile da dimenticare, resterà nei nostri cuori come uno dei migliori cattivi visti sul grande schermo.

Applausi a te Mainetti, fastidiosamente bravo alla tua opera prima.

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Un pensiero riguardo “Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti

    Best of 2016 « Ventiquattro Istanti al Secondo ha detto:
    1 gennaio 2017 alle 15:18

    […] One – A Star Wars Story di Gareth Edwards. Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Piuma di Roan Johnson. Hell or High Water di David MacKenzie. The Nice Guys […]

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