Veloce Come il Vento di Matteo Rovere

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Mentre scrivo la rece in TV va Giorni di Tuono. 

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Veloce Come il Vento è un film di corse, sentimenti e famiglia. Un cinema italiano che guarda a Hollywood senza dimenticare le sue origini. Il campionato Gran Turismo e la Romagna fanno da sfondo a una trama che vola tra alti e bassi, ma che a tratti ti prende al cuore come raramente succede in un film nostrano.

Inizia nel peggiore dei modi. Lento, telefonato e didascalico. Mentre lo vedevo, mi sono detto: “cazzo, me l’hanno fatta di nuovo. La solita noia mortale spacciata per un film di genere.” La morte del padre di Giulia a rallenty, con lui che esce dai box e si mette la mano sul cuore per un infarto, è una roba talmente inguardabile che per poco non rischiavo di fare la stessa fine. Poi entra in scena Loris (Accorsi) fratello tossico marcio, ci viene presentato il quadro familiare e l’obiettivo che tiene in piedi il tutto: se Giulia vince il campionato può riscattare i debiti, sennò addio casa.

Fino a qui Rovere compie un disastro dietro l’altro. Poi la scossa (qua) che da il via ad un’inaspettata ottima parte centrale. Quella dove Loris allena la sorella, nella migliore tradizione dei training alla Rocky prendendo a piene mani dal personaggio di Christian Bale in The Fighter, dando vita ad una serie di scene ben scritte e girate che funzionano a meraviglia. Che ci crediate o no Accorsi è bravissimo, vero mattatore del film, perfetto nella parte del drogato talentuoso. Una sorpresa che lo riscatta da anni di critiche e forse eccessivi insulti. Purtroppo verso il finale, quando il picco emozionale doveva esplodere e lanciare il nostro cuore a mille, tutto si fa scontato e il film sgonfia progressivamente.

Il regista dimostra buone idee e coraggio da vendere, copia a destra e sinistra dal cinema americano ma senza scadere nel solito citazionismo da due lire. La costruzione drammatica funziona, ma le scene d’azione per quanto ben girate non sempre. C’è la buona volontà, tecnica pregevole e momenti interessanti, ma talvolta manca l’entusiasmo della competizione, della velocità e i sorpassi. Non si respira l’adrenalina della gara.

In definitiva un 6 e mezzo meritato, che fa ben sperare per il futuro. Insomma carino ma non è certo Giorni di Tuono, e a tal proposito Nanni Cobretti ha detto:

“Vabbè non è che possiamo chiedere al cinema italiano di passare da zero a meglio di Tony Meraviglia Scott con una mossa sola…” 

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Un pensiero riguardo “Veloce Come il Vento di Matteo Rovere

    Best of 2016 « Ventiquattro Istanti al Secondo ha detto:
    1 gennaio 2017 alle 15:18

    […] Piuma di Roan Johnson. Hell or High Water di David MacKenzie. The Nice Guys di Shane Black. Veloce Come il Vento di Matteo […]

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